domenica 11 novembre 2012

Intervento Terni Donne al convegno "Il buon medico non obietta"

A nome dell’Associazione Terni Donne do il benvenuto a questo convegno organizzato con la collaborazione dell’associazione culturale Civiltà Laica e dell’UAAR (Unione Atei Agnostici Razionalisti) per affrontare quello che, nonostante gli anni che ci separano dal referendum sulla legge 194 (1978), dimostra di essere ancora oggi un grande problema.



L’obiezione di coscienza è stata introdotta nel 1978 insieme alle legge 194 con lo scopo di garantire la possibilità di agire secondo coscienza al personale che già esercitava nelle strutture pubbliche. Oggi, dopo trentaquattro anni dall’introduzione della legge, il numero degli obiettori è talmente elevato da renderne a dir poco impossibile l’applicazione. Questo costringe molto spesso le donne che vogliono sottoporsi ad interruzione di gravidanza a dover cambiare città o regione per eseguire un intervento che alcuni continuano a chiamare “il comodo rifiuto del figlio scomodo” (la citazione è ripresa dal comunicato stampa del Comitato Verità e Vita del 23 giungo 2012), compiendo un vergognoso e violento attacco verso la dignità di ogni donna ed ignorando ogni principio di autodeterminazione. Apprezziamo e sosteniamo l’analisi proposta da chi considera l’obiezione di coscienza all’interno delle pubbliche strutture sanitarie come un’attività di boicottaggio di una legge dello Stato (ricordiamo, ancora laico), in quanto limita (e in molti casi nega) l’accesso ad un servizio sanitario che deve essere garantito, rispettando tempi e modalità precise. A chi sostiene che lo Stato deve lasciare i propri cittadini liberi di assecondare la propria coscienza, rispondiamo che la professione medica nelle strutture pubbliche si esercita per libera scelta e, che, esercitare la propria professione in una struttura pubblica, significa abbracciare a priori e di conseguenza applicare tutte le leggi che questo stato emette senza frapporre istanze finto moralistiche legate ad un ottica di comodo e a fini carrieristici. Terni Donne sostiene la campagna IL BUON MEDICO NON OBIETTA, promossa dalla Consulta di Bioetica Onlus, a sostegno dei ginecologi non obiettori e dei diritti delle donne.

Condividiamo profondamente l’obiettivo della campagna, ovvero quello di mettere in discussione la legittimità del diritto all’obiezione.

Apprezziamo la riflessione di Civiltà Laica che, nell’articolo redatto da Alessandro Chiometti offre un parallelo interessante con le circostanze in cui l’obiezione di coscienza veniva applicata alla leva militare prima che questa venisse abolita: chi si sottraeva all’obbligo di leva, non aveva la possibilità di accedere a professioni che prevedevano l’utilizzo di armi.

Avendo partecipato alle audizioni organizzate negli ultimi mesi dalla Regione Umbria in merito alla legge regionale “Norme per le politiche di genere e per una nuova civiltà delle relazioni tra donne e uomini” , avremmo voluto leggere una proposta più coraggiosa rispetto all’ambito sanitario, che prevedesse anche la regolamentazione dell’accesso alla professione medica nel rispetto di quanto previsto dalla legge 194. Avremmo anche apprezzato una maggiore sensibilità per quanto concerne l’aborto farmacologico, che in questa Regione viene ancora praticato in regime di ricovero, nonostante le ripetute richieste di adeguamento alla consolidata esperienza di altri Paesi europei che prevede la somministrazione della RU 486 in regime di Day Hospital.

Chiediamo agli interlocutori politici intervenuti in questa sede di esprimersi in maniera chiara ed incisiva sui temi proposti, al di là di quello che a nostro avviso viene troppo spesso utilizzato come strumento di propaganda senza alcun seguito, come abbiamo visto dalle dichiarazioni dell’Assessore Regionale alla sanità, che a giugno esprimeva la volontà di convocare un tavolo di confronto per affrontare il problema legato all’elevato numero di medici obiettori in questa regione….stiamo ancora aspettando…..

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