domenica 9 marzo 2014

8 MARZO 2014 – INAUGURAZIONE CASA DELLE DONNE TERNI

Voglio ringraziare a nome dell'associazione Terni Donne tutte le persone che oggi sono qui con noi, in questo giorno così importante per noi e per la città di Terni.
Vogliamo ringraziale le associazioni Libera...mente Donna, Differenza Donna e la Casa internazionale delle donne di Roma che hanno accettato il nostro invito ad intervenire e riportare in questa occasione il proprio vissuto e ed esperienza politica.
Un ringraziamento particolare va alla Casa internazionale delle donne di Roma che da subito ci ha dimostrato vicinanza e sostegno e che ci ha fornito molti strumenti utili per dare forza al nostro progetto: è a queste donne che ci ispiriamo e con loro vogliamo percorrere questo cammino di autonomia, cambiamento, di lotta politica, con la speranza di costruire un futuro capace di accettare le differenze, le specificità, le donne.
Ringraziamo anche la rete di associazioni territoriale che ci ha sempre sostenuto e con la quale abbiamo creato una trama composita fatta di relazioni e sostegno reciproco.
Ringraziamo il Comune di Terni, Il Sindaco Leopoldo di Girolamo, gli assessori Guerra e Tedeschi e i loro collaboratori con i quali è stato possibile identificare una struttura ed avviare tutte le pratiche necessarie per veder finalmente sbocciare il nostro progetto.

Come tutti sapete ogni anno, l'8 Marzo, ricorre la celebrazione della giornata internazionale della donna, giornata per ricordare sia le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, sia le discriminazioni e le violenze cui esse sono ancora fatte oggetto in molte parti del mondo.
Due anni fa, nel comunicato stampa dell'iniziativa ideata e promossa da Terni Donne “Vogliamo anche le rose” scrivemmo “In questo mese di rinascita Terni Donne ha voluto risvegliare le donne e gli uomini della propria città con la volontà di spazzare via una volta per tutte il silenzio che ciclicamente torna a coprire tematiche importanti ed urgenti come la violenza di genere, la disparità tra i sessi, la mancanza di tutela di alcune categorie, i continui attacchi mediatici sulle donne, sul loro corpo e sulla propria autodeterminazione”.
A distanza di due anni possiamo dire che non abbiamo lavorato invano: da oggi, per le donne di Terni, l'8 Marzo acquisterà anche un altro significato, sarà LA data da ricordare e da festeggiare, la realizzazione di un sogno che, dopo più di trent'anni è finalmente diventato realtà.
Dico questo perchè sono figlia di una donna che all'inizio degli anni 80 sognava un luogo come quello che oggi ci troviamo ad inaugurare, un luogo in cui le donne potessero essere libere di essere ciò che desideravano, di crearsi un futuro alternativo a quello impostogli dalla società e dalla cultura a loro contemporanea, un luogo capace di unire, di rendere le donne protagoniste del proprio tempo, della propria vita e delle proprie scelte.
Sono passati più di trent'anni ed ancora ci troviamo nella necessità di creare uno spazio dedicato alle donne, una stanza tutta per loro, in cui possano sentirsi libere di voler rompere gli schemi, di rigettare stereotipi e stili di vita ad esse estranei, di dar vita ad una prassi politica su cui fondare una società nuova in cui le donne siano trattate come esseri umani liberi di scegliere e non come merce di scambio, oggetti di uso quotidiano, automi settati da una mano di chiaro stampo retrogrado, maschilista e patriarcale. L'orizzonte culturale nel quale ci muoviamo è quello della libertà di essere, muoversi, vivere, agire consapevolmente e responsabilmente, quello della libertà di scelta per ognuna, ripudiando ogni forma di violenza e di discriminazione.
Vogliamo il protagonismo delle donne nella società e nella vita politica, vogliamo la loro presenza nei luoghi decisionali, vogliamo maggior tutela dei nostri diritti, vogliamo una società davvero paritaria ma al contempo rispettosa delle differenze.

Questa casa ha delle radici forti e profonde, radici che possiamo vedere e che ci sostengono ogni volta che arriva la tempesta, radici di un albero che ogni giorno germoglia e mette nuove foglie.
Il seme è stato gettato tanti anni fa e da quel seme è nato un fusto che, nonostante le difficoltà, è riuscito a resistere a potature improvvise e fuori stagione e a tentativi di abbattimento.
Il fusto piano piano ha iniziato ad arricchire i propri strati di corteccia fino ad arrivare ad essere ciò che è oggi: La casa delle donne, il luogo, non un luogo, delle donne e per le donne.
Questo è il luogo dell'alternativa, della consapevolezza, dell'accoglienza, della lotta per i propri diritti, della condivisione, dell'autodeterminazione.

Questo percorso alimentato dai desideri di tante donne, un percorso di rete che abbraccia l'esperienza di associazioni e gruppi informali non si è mai arrestato nonostante le evidenti difficoltà dovute alla mancanza di una sede operativa e di un riconoscimento formale da parte delle istituzioni. Nonostante ciò nessuna di noi si è mai data per vinta, neanche quando i giochi politici sembravano essere più forti del nostro bisogno di questo luogo, neanche di fronte ai continui e sempre più violenti attacchi alle donne da parte della classe dirigente, del sistema culturale italiano e dal modello negativo e degradante di donna che si è voluto creare e diffondere.

Non ci siamo date per vinte e ad ogni occasione abbiamo ribadito la nostra volontà di dare alle donne della nostra città un luogo, una casa, dove potersi riconoscere, confrontare, crescere, autoderminarsi, in cui agire relazioni e attività differenti, in cui poter dare forma all'alternativa di genere, in cui donne di diverse generazioni e di differente provenienza possono incontrarsi e far nascere esperienze significative, in cui ognuna si riconosca nell'altra e possa contemporaneamente valorizzare la propria individualità, in cui ci sia libero accesso per ogni individuo che voglia scegliere una vita libera da stereotipi e luoghi comuni.

Ed eccoci finalmente al giorno dell'inaugurazione di questo progetto che ha attraversato gli anni, le generazioni, i desideri, le paure, i disagi di tante donne; un progetto corale, in continua trasformazione e definizione, un progetto necessario per il benessere delle donne e di conseguenza della società.
Perchè la parola “casa”?
La casa è uno degli archetipi legati ai bisogni umani più basilari (rifugio, protezione, ecc), ma anche ai sogni ed alle speranze; purtroppo storicamente molto spesso per le donne la casa si è trasformata in prigione asfissiante, dove desideri e talenti si sono affievoliti e rinsecchiti nella routine di un lavoro di cura non sempre scelto, spesso imposto.
La Casa delle Donne che abbiamo costruito a Terni è, al contrario, uno spazio pubblico di transizione e sosta nel contempo, un'agorà dove la storia, i talenti, i bisogni relazionali, le capacità imprenditoriali e culturali, la creatività delle donne si possono espandere e condensarsi in un segno visibile, un luogo che vuole contrastare l'isolamento e la solitudine di molte donne, attraverso tante attività fatte dalle donne per le donne.
La Casa è aperta a tutte le donne senza distinzione alcuna, è un luogo apartitico ed aconfessionale, dove ognuna verrà accolta nella propria specificità e differenza.
Siamo convinte che questo debba essere il luogo dell'azione in grado di creare una nuova politica, non solo di genere, il luogo dell'ascolto e dell'accoglienza, una casa-cassa di risonanza di tutti i bisogni della cittadinanza, delle minoranze e delle categorie a rischio.
Per noi fare politica significa occuparsi di tutte quelle attività volte al “bene” comune della città e non si può sperare in un cambiamento se non si parte dalle donne, dalle questioni di genere, dall'abbattimento dei muri che si sono voluti ergere intorno alle donne, isolandole nel proprio orizzonte personale.
Per noi fare politica significa anche partire dalla  casa come luogo della parità e delle pari  opportunità di genere, rafforzando la tutela di tutte le persone e garantendo l'assenza di qualunque forma di violenza morale o psicologica e di discriminazione, diretta e indiretta, relativa al genere, all'età , all'orientamento sessuale, alla razza, all'origine etnica, alla disabilità, alla religione e alla lingua. La discriminazione basata su religione o convinzioni personali, handicap, età o tendenze sessuali pregiudica il conseguimento degli obiettivi di un paese moderno e civile, in particolare il raggiungimento di un elevato livello di occupazione e di protezione sociale, il miglioramento del tenore e della qualità della vita, la coesione economica e sociale, la solidarietà e la libera circolazione delle persone. L’educazione ha un ruolo fondamentale e la scuola fa la differenza. Sono le agenzie formative che, per prime, debbono educare i bambini e le bambine, con lo scopo di evitare che la disuguaglianza di genere si trasformi, negli anni, in disuguaglianza sociale, nel lavoro e nella vita. Educare alla presa di coscienza e alla lotta contro stereotipi significa stimolare negli studenti e nelle studentesse lo spirito critico, stimolare  a riconoscersi in valori positivi, incentivando la decostruzione di stereotipi e dei pregiudizi, attraverso attività stimolanti e significativi da realizzare in classe e con interscambi con il territorio. La relazione interpersonale che si stabilisce nell’ambiente scolastico grazie alla mediazione formativa dei docenti è la via privilegiata per far crescere le nuove generazioni in una cultura paritaria: è nella quotidianità scolastica che si praticano concretamente le pari opportunità con l’integrazione delle diverse abilità, con i progetti di intercultura, con le molteplici attività di riduzione del disagio sociale. Terni Donne ha già iniziato una serie di collaborazioni con le scuole del territorio insieme a Libera con i laboratori didattici “donne ribelli contro le mafie”.
Per uscire dalla crisi culturale che sta caratterizzando l'Italia da ormai alcuni decenni c'è bisogno di cooperazione, di coralità, di presa di coscienza e consapevolezza; noi vogliamo partire dalle donne dalla questione di genere per garantirci un futuro degno di questo nome, un futuro che garantisca davvero i diritti alle donne, il loro inalienabile diritto all'autodeterminazione, alla felicità, alla libertà.
A tal proposito vorremmo ricordare che in termini giuridici la cittadinanza è la condizione della persona fisica (detta cittadino) alla quale l'ordinamento giuridico di uno stato riconosce la pienezza dei diritti civili e politici.
Il punto è che gli individui oltre ad avere garantiti i diritti devono anche essere messi nelle condizioni di poter godere di tali diritti, condizione questa, non sempre tutelata nè tantomeno garantita dal momento che, concause politiche, sociali, culturali ed economiche, hanno minato e reso labile il concetto stesso di cittadinanza.Appare sempre più ovvio che in Italia sono presenti delle categorie a rischio che sulla carta godono di determinati diritti, i quali, però, spesso non vengono riconosciuti: tra queste categorie troviamo anche le donne che in questo particolare periodo storico si vedono “attaccate” su due fronti: mancanza o precarietà del lavoro, indebolimento del welfare.Il precariato oltre ad aver falciato il futuro di una abbondante porzione della popolazione italiana che ancora ci ostiniamo a definire “giovani”, ha anche dato vita ad una sorta di selezione naturale tra i generi: le donne sono le più colpite dalla “ristrutturazione” del mondo del lavoro poichè sono le prime ad esserne escluse o a non accedervi, le prime a subirne le conseguenze e a sperimentarne le storture: dimissioni in bianco, mancanza di tutela della maternità, etc..Perchè?Il problema sta a monte, ossia nel sistema maschilista e patriarcale, mai estintosi, presente nella nostra società, che vede la donna come unico referente della cura all’interno delle famiglie in cui i ruoli di moglie, madre, educatrice, infermiera, badante, mansioni peraltro non riconosciute come “lavoro” e quidni non remunerate, devono convivere e coesistere quotidianamente.Al maschilismo si è aggiunta la mancanza di una vera ed incisiva politica di conciliazione dei tempi di vita e lavoro, il precariato e l’assenza del Welfare, ormai defunto, il quale ha sostituito se stesso con la donna (meglio gravare sulla libertà di un individuo che sui conti pubblici).In questa maniera una donna non può esercitare pienamente la propria libertà di scelta poichè le sue scelte saranno sempre influenzate e a volte dettate da ragioni “altre” rispetto alla propria sfera personale, alla propria autodeterminazione.Un esempio: se una donna lavora e guadagna abbastanza deve “delegare” i lavori di cura a servizi privati sussidiari del pubblico essendo il welfare ormai inesistente; se lavora ma non guadagna abbastanza deve decidere o di tentare l’impresa impossibile della conciliazione dei due mondi paralleli o rinunciare al lavoro: rinunciare al lavoro salariato (che non è sempre tutelato) significa non produrre reddito e non produrre reddito significa essere automaticamente escluse dall’accesso di alcuni diritti, ad esempio il congedo di maternità;Il congedo di maternità (ma anche quello parentale) viene concesso solo se si ha un regolare contratto di lavoro: la maggior parte delle donne in Italia sono precarie, vale a dire lavorano in nero o hanno contratti vergognosi come contratti a progetto, prestazioni occasionali, contratti a chiamata, formule che contemplano inadeguati sussidi in favore della maternità, della malattia, dell’infortunio, pertanto contratti che non garantiscono i diritti base degli individui.


Il vuoto, la mancanza, l'assenza delle donne nei vari contesti istituzionali, nei contesti culturali, economici e pubblici, l'esclusione, la marginalizzazione, l’isolamento delle donne dai luoghi destinati all'assunzione di decisioni e responsabilità sta determinando nel nostro territorio e nella nostra comunità un'involuzione sociale e culturale e le prime a farne le spese sono proprio le donne
Quello che serve per contrastare la violenza, e per violenza intendiamo tutte le forme di restrizione della propria idea e messa in pratica del concetto di autoderminazione, è promuovere la visibilità delle donne, il loro pensiero, la loro libertà, cambiare prospettiva culturale e politica, incentrare l’azione delle istituzioni sulla realizzazione della felicità delle comunità. Smettere di pensare che le donne debbano essere rappresentate in organismi separati, smettere di cooptare e di servirsi delle donne per riempire buchi o lavarsi la coscienza, finanziare i servizi antiviolenza gestiti dalle associazioni di donne, liberarsi di preconcetti ideologici e varare leggi di vera cittadinanza di genere, senza far pagare alle donne e far passare sui loro corpi equilibrismi politici salva-maggioranza.
Quello che serve per contrastare la violenza, e per violenza intendiamo tutte le forme di restrizione della propria idea e messa in pratica del concetto di autoderminazione, è promuovere la visibilità delle donne, il loro pensiero, la loro libertà, cambiare prospettiva culturale e politica, incentrare l’azione delle istituzioni sulla realizzazione della felicità delle comunità. Smettere di pensare che le donne debbano essere rappresentate in organismi separati, smettere di cooptare e di servirsi delle donne per riempire buchi o lavarsi la coscienza, finanziare i servizi antiviolenza gestiti dalle associazioni di donne, liberarsi di preconcetti ideologici e varare leggi di vera cittadinanza di genere, senza far pagare alle donne e far passare sui loro corpi equilibrismi politici salva-maggioranza.



Per garantire i diritti alle donne crediamo che oltre alla conciliazione tra vita e lavoro sia arrivato il momento della condivisione delle responsabilità e dei lavori di cura anche con gli uomini potenziando i congedi di paternità, e operando per superare stereotipi castranti ed obsoleti legati alle donne ai loro multi-ruoli nella società e lottando per una reale parità tra gli individui.
Un capitolo di fondamentale importanza e per il quale continueremo a batterci e a sensibilizzare la popolazione è quello della “salute”: lavoreremo sul territorio e con le istituzioni affinchè vengano garantiti percorsi trasparenti e semplificati che permettano alla donna di essere messa in condizione di usufruire in piena libertà di un diritto sancito dalla legge e rimarcato con l’introduzione della RU486, relativamente alla quale, in questo territorio, stiamo ancora attendendo il protocollo applicativo ormai da troppi mesi; auspichiamo per questo un maggiore coraggio da parte delle donne delle istituzioni nel trattare i temi legati alla sanità, poiché è una questione di civiltà e di rispetto della dignità delle donne tutte.
Immaginiamo che dovremo attendere ancora molto prima di vedere scritta la parola “fine” alle continue polemiche e ai boicottaggi relativi alla legge 194 poiché si continuerà a tentare di cancellare con un colpo di spugna un diritto acquisito in anni di lotte e di campagne per la conquista di una condizione fondamentale per ogni essere umano: quello di essere padroni del proprio corpo. L’elevato numero di personale medico e non che esercita l’obiezione di coscienza all’interno di strutture sanitarie pubbliche rende di fatto di difficile applicazione il diritto all’interruzione di gravidanza. L’obiezione di coscienza è stata introdotta nel 1978 insieme alle legge 194 con lo scopo di garantire la possibilità di agire secondo coscienza al personale che già esercitava nelle strutture pubbliche. Oggi, dopo trentacinque anni dall’introduzione della legge, il numero degli obiettori è talmente elevato da renderne a dir poco impossibile l’applicazione di tale legge. Questo costringe molto spesso le donne che vogliono sottoporsi ad interruzione di gravidanza a dover cambiare
città o regione per eseguire un intervento che in troppi continuano a chiamare “il comodo rifiuto del figlio scomodo” (la citazione è ripresa dal comunicato stampa del Comitato Verità e Vita del 23 giungo 2012), compiendo un vergognoso e violento attacco verso la dignità di ogni donna ed ignorando ogni principio di autodeterminazione. Apprezziamo e sosteniamo l’analisi proposta da chi considera l’obiezione di coscienza all’interno delle pubbliche strutture sanitarie come un’attività di boicottaggio di una legge dello Stato (ricordiamo, ancora laico), in quanto limita (e in molti casi nega) l’accesso ad un servizio sanitario che deve essere garantito, rispettando tempi e modalità precise.
Il futuro delle donne è oscuro, ma non per questo abbiamo smesso di lottare
La nostra città merita che la voce delle donne sia una voce autorevole e forte in grado di rappresentare diverse generazioni, sensibilità, opinioni, tematiche, bisogni e desideri ed è quello che ci prefiggiamo di continuare a fare con l'apertura della casa in modo sempre più qualificato e forte.

Questa situazione di crisi oggettiva, insieme alla recrudescenza di una cultura sessista e maschilista nel nostro paese che mal si concilia con il desiderio di libertà e di riappropiazione della propria vita che molte donne manifestano fa sì che sempre più le donne siano esposte a situazioni di pericolo alle quali lo Stato, nonostante l’approvazione di leggi spot (vedi la legge sul femminicidio), non riesce a trovare soluzioni idonee, non si fa carico dell’incolumità delle donne e per questo può essere ritenuto colpevole di femminicidio tanto quanto gli uomini maltrattanti.
Il vero bersaglio della nostra società è l'autodeterminazione delle donne: Terni Donne sin dalla sua nascita, più di cinque anni fa, ha puntato i piedi ed ha levato alto il proprio grido di protesta contro la tendenza repressiva della società in cui viviamo: vogliamo un futuro certo, degno, vogliamo poterlo sognare, pianificare, vivere. Vogliamo essere serene, serene nelle nostre scelte, serene di scegliere.
Ed oggi, vedere una Casa davanti a noi, dentro di noi, non ci può che rinvigorire, corroborare, rivitalizzare: la casa è l'inizio di una nuova vita; si dice “casa nuova, vita nuova” e noi ciò che vogliamo è un rinnovamento culturale capace, una volta per tutte di togliere alle caviglie delle donne quelle catene che, nonostante il dolore, abbiamo saputo sopportare, ma che adesso, è arrivato il momento di rompere.
Il futuro ci attende e questa volta è il NOSTRO FUTURO, guardiamolo insieme e costruiamolo così come lo vogliamo!

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